Le righe del quaderno e la normalizzazione dell’individuo.

Esistono studi percettivi alla base delle righe dei quaderni, motivazioni psicologiche che incidono profondamente nella coscienza di un bambino e che nulla hanno a che fare con le motivazioni di facciata vendute dal sistema (banalmente, “imparare a scrivere bene” che, notate, è molto diverso da imparare a scrivere, e allora quel “bene” assume in verità una valenza del tutto negativa e ipocrita).
Le righe non sono frutto di un caso, né di una velleità estetica. Le righe accompagnano il bambino in un allenamento che lo farà evolvere con la paura costante di non sbagliare, di non uscire fuori dall’ordine imposto. L’allenamento è costante e progressivo. Man mano che il bambino cresce, arriva alla terza elementare dove persino il suo ego e il suo senso di individualità originale vengono sviliti in favore dell’ordine superiore e normalizzante.
Facciamo chiarezza: la superficie della pagina rappresenta l’ordine superiore che detiene il potere sullo spazio sociale entro cui l’individuo dovrà collocarsi secondo le regole imposte dallo Stato. Tali regole, che sono le leggi, nei quaderni di scuola prendono il nome di righe e quadretti. Il bambino dovrà imparare a starci dentro, in maniera ordinata, allineata, pulita, remissiva, senza slanci, senza creatività, senza distorsioni, senza macchie, senza personalità, senza libertà, pena la punizione (brutto voto).
In prima elementare le pagine hanno righe di questo tipo (foto sotto), orizzontali e verticali. Si impone quindi una scansione persino ritmica e regolarissima del tempo e delle azioni dovuta anche alle colonne, il bambino viene cioè abituato a tutti quei ritmi ordinati dal sistema, inclusi i ritmi di produzione. Per inciso, lo stesso ruolo ha la campanella. Più si segue l’ordine imposto, più si è “bravi”. Più si esce fuori dall’ordine, più si è “cattivi e ignoranti”.

In terza elementare (foto sotto), i binari entro cui viene inserito il testo sono più stretti. Perché? L’istituzione ha sempre una motivazione di facciata e qui la motivazione ufficiale è la seguente: in terza elementare il bambino è in grado di scrivere di più, quindi un rigo più piccolo serve a far entrare più parole in una pagina. Ma l’esperienza ci dice che questo è vero solo in piccola parte. In psicografologia, chi scrive ‘grande’ dimostra un ego sostenuto, prevalente, una forte personalità. Questo è sconveniente per chi, come fa lo Stato con i cittadini, svolge un ruolo di controllo sui sottoposti. Il rigo piccolo impone un ridimensionamento della personalità rispetto all’ordine superiore, imbriglia qualsiasi slancio di personalità o di orgoglio, svilisce la fiducia in se stessi. Del resto, è quello che fa da sempre la scuola tradizionale, con ogni mezzo, non solo con i quaderni, e senza che i docenti stessi ne siano consapevoli (del resto sono ex studenti e sono a digiuno di pedagogia avanzata e libertaria).

Fonte
Ringrazio Francesco per avermi rivelato un trucchetto per copiare del testo da quella pagina bloccata 😀

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11 thoughts on “Le righe del quaderno e la normalizzazione dell’individuo.

  1. Che post interessante!
    A proposito di calligrafia io non ho mai capito come mai inglesi e americani hanno spesso lo stesso genere di grafia, lo hai mai notato? E’ un cosa strana, deve avere origine nella maniera di insegnare a scrivere, magari tu sei in grado di illuminarmi.
    Buona domenica Massimo!

  2. Trovo molto interessante questo articolo come spunto di riflessione alternativo.
    Se ai bambini delle elementari non si ponessero limiti spaziali e dimensionali nello scrivere, regnerebbe il caos assoluto. Te lo immagini un bimbetto che scrive una ” a ” grossa come una pagina e l’altro invece che ne scrive una più piccola di una capocchia di spillo? Per arrivare ad una calligrafia leggibile, bisogna fornire al bambino dei “margini” spaziali, delle regole grafiche altrimenti, ripeto, qualcuno per scrivere una semplice frase tipo: “oggi ho mangiato un gelato”, userebbe mezzo quaderno!! Oppure, se tutto fosse lasciato alla loro libera riproduzione dei segni grafici, la stessa “a” potrebbe essere talmente personalizzata da diventare illeggibile. Certo, anche le regole grafiche sono regole ed in quanto tali prevedono per chi le rispetta un’omogeneizzazione di comportamenti, ma francamente io non ci vedo tutta questa negatività.
    Ho letto il quesito posto da Miss Fletcher: semplice, nelle scuole Inglesi, viene dato molto peso alla “leggibilità” della calligrafia, indi gli alunni sono tenuti a riprodurre fedelmente le varie lettere. Se l’insegnante si trova a dover correggere un tema con calligrafia poco leggibile, può essere che lo reputi “non classificabile”. La brutta calligrafia viene inoltre percepita come maleducazione. In sostanza è come se io ti dicessi, “ascolta, ti devo dire una cosa…” e poi mi mettessi a farfugliare cose senza senso.
    Scusa la prolissità,
    un salutone 🙂

  3. non sono mai riuscita a stare nelle righe
    I miei quaderni erano disordinatissimi, pieni di macchie di ogni genere, cancellature, lettere grandi e piccole a seconda dell’ispirazione del momento…
    Il mio ego ha battuto lo stato!!! 😀
    Devo dirlo a mia madre 😀

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